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NeuroPrion

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Una Rete di Eccellenza dedicata alla ricerca sulle malattie da prioni

Nel settembre 2003 è stata lanciata una nuova “Rete di Eccellenza” europea, con l'obiettivo di difendere uomini e animali dalle patologie prioniche. Il progetto NeuroPrion
è stato selezionato dalla Commissione Europea all'interno della priorità tematica 5
“Qualità e Sicurezza del cibo”
  
Progetto num.: FOOD-CT-2004-506579
Finanziamento totale: 14,4 milioni di € per 5 anni


 
Fin dalla comparsa dei primi casi di “malattia della mucca pazza” negli anni '80, le malattie da prioni, il cui nome scientifico è “Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili” (EST), sono diventate un problema significativo per la società sia in Europa che nel mondo intero, con importanti conseguenze sanitarie ed economiche (la perdita economica è stata stimata nell'ordine di 90 miliardi di euro per l'Europa nel periodo 1996-2004 e più di 10 miliardi di dollari per il Canada nel periodo 2003-2007).
 
Il Neuroprion punta a strutturare e integrare gli sforzi dei principali gruppi di ricerca europei sui prioni per realizzare delle sinergie durature. Lavorando insieme, le soluzioni ai problemi attuali della società possono essere ottenuti in maniera più efficiente. A tal fine, il Neuroprion connette oltre 120 gruppi di ricerca appartenenti a 52 Istituti di Ricerca in tutta Europa. La rete mette insieme le competenze di più del 90% dei principali gruppi di ricerca in Europa.
 
Il coordinamento della ricerca sulle malattie da prioni a livello europeo ha già portato a significativi passi avanti nella comprensione di queste patologie, consentendo ai decisori, sia a livello nazionale che comunitario, di gestire in modo più appropriato la crisi durante l'ultimo decennio.

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Le sette principali minacce per il futuro in relazione ai prioni

La rete del Neuroprion ha identificato sette principali minacce per il futuro, collegate ai prioni.

Prima minaccia

Il piano per le EST, che definisce l'evoluzione delle politiche europee per la protezione dalle malattie da prioni, è basata su un certo numero di ipotesi, alcune delle quali possono rivelarsi erronee. In particolare una forma di BSE (chiamata Encefalopatia Spongiforme Bovina Atipica), recentemente identificata esaminando sistematicamente bestiame in età avanzata senza segni clinici, può essere l'origine della BSE classica e quindi potenzialmente costituire un serbatoio di infezione, che può essere impossibile da eradicare se l'origine sporadica verrà confermata. Inoltre si sospetta un collegamento tra la BSE atipica e alcuni casi, apparentemente sporadici, della malattia di Creutzfeldt-Jakob nell'uomo. Questi casi atipici di BSE costituiscono una imprevista prima minaccia, che potrebbe modificare drasticamente l'approccio europeo alle malattie da prioni.

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Seconda minaccia

Nei piccoli ruminanti, una nuova forma atipica di scrapie attualmente rappresenta fino al 50% dei casi diagnosticati e coinvolge addirittura pecore selezionate per resistere alla scrapie classica. Le conseguenze per la salute umana e animale sono ancora sconosciute e ci possono essere delle connessioni potenziali con la BSE atipica. Questi casi atipici di scrapie costituiscono la seconda minaccia, precedentemente non prevista, che potrebbe modificare profondamente l'approccio europeo alle malattie da prioni.

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Terza minaccia

La barriera di specie tra uomini e bestiame potrebbe essere più debole di quanto ci si aspettasse e il rischio di trasmissione di patologie prioniche tra diverse specie è sempre stato notoriamente imprevedibile. La comparsa di nuovi ceppi atipici nel bestiame e nelle pecore, unito alla diffusione della Malattia del Deperimento Cronico nei cervidi, rende critica la comprensione della barriera tra specie. Ciò costituisce la terza minaccia non del tutto prevista precedentemente,che potrebbe modificare profondamente l'approccio europeo alle malattie da prioni.

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Quarta minaccia

L'infettività dei prioni finora è stata riscontrata nel sangue, nelle urine e nel latte e ciò ha potenziali conseguenze sulla valutazione del rischio per l'ambiente e per il cibo oltre che per la contaminazione di superfici, inclusi gli strumenti chirurgici.
Inoltre le procedure raccomandate per la decontaminazione delle farine di carne (dette anche MBM da Meat and Bone Meal), le quali sono basate su metodologie più vecchie che non erano state concepite a tale scopo, sono risultate essere di scarsa efficacia e compromettono le politiche attuali di riutilizzo di questi supplementi ad alto valore proteico (la contaminazione incrociata del circuito delle farine è difficile da tenere sotto controllo). Bisogna tener conto che la distruzione, o l'utilizzo molto limitato, degli MBM, costa ancora oggi all'economia europea circa 1 miliardo di euro all'anno, mentre altri paesi, inclusi gli Stati Uniti, il Brasile e l'Argentina non hanno questi vincoli. Comunque molte incertezze permangono circa le garanzie che dovrebbero essere ragionevolmente fornite per la sicurezza di cibi e mangimi e le conoscenze scientifiche sull'agente causale (prione) continuano ad evolversi.
La questione della contaminazione e dell'ambiente è una quarta minaccia che potrebbe modificare profondamente l'approccio europeo alle malattie da prioni.

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Quinta minaccia

L'esatta natura dei prioni resta una caratteristica elusiva. Dati molto recenti indicano che le proteine prioniche anomale (PrPTSE) possono essere generate nel cervello di animali sani, e che in particolari condizioni (incluse le acque di scolo contaminate) le PrPTSE possono essere distrutte mentre il titolo infettivo della BSE resta pressoché invariato, una scoperta che suggerisce la possibilità di avere la BSE senza alcun marcatore diagnostico identificabile. Questi sono solo due ambiti della nostra incompleta conoscenza della biologia fondamentale dei prioni, che costituisce la quinta minaccia all'approccio europeo alle malattie da prioni.

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Sesta minaccia

L'assenza di una tecnica comune e di una standardizzazione nella valutazione dei molti modelli in vivo con differenti ceppi prionici, nonché gli svariati topi transgenici che esprimono PrP di diverse specie (bestiame con genotipi differenti, pecore, cervidi..) rendono pressochè impossibile una analisi completa ed esauriente di tutti i dati generati dai diversi gruppi. Ciò ostacola pesantemente la valutazione del rischio.
Inoltre, la possibilità di generare “ex novo” proteine prioniche anomale (PrPTSE), con nuove potenti tecniche ha sollevato serie perplessità sull'opportunità di utilizzarle per test sul sangue. L'incertezza portata da una scorretta interpretazione dei risultati positivi ottenuti con questi metodi costituisce la sesta minaccia all'approccio Europeo alle malattie da prioni.

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Settima minaccia

La scoperta di patologie prioniche nuove o riemergenti in uomini e animali potrebbe portare a una nuova crisi nella fiducia dei consumatori dopo l'ammorbidimento delle misure precauzionali e dei programmi di sorveglianza, e costituisce la settima minaccia che può modificare l'approccio Europeo alle malattie da prioni.

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